3.15.2010

//A Serpentine Experience!

Serpentine Gallery Pavillion 2009 by SANAA: SUPER! and...
© Iwan Baan

...we've been there!

//Climate Change Chic: Chanel

The Fall-Winter 2010/11 show at the Grand Palais in Paris: an amazing show, with the models walking on the runway alongside an iceberg. And it was not just any iceberg: Karl Lagerfeld imported a 265-ton iceberg from the northern reaches of Sweden to Paris' Grand Palais to creating an expensive and highly elaborate set especially for the show.
The theme of the collection was the global warming or ‘the global cooling’ as Karl Lagerfeld called it.

2.07.2010

//Viktor and Rolf took this recession cutting back thing literally!

Cover girl Magdalena Frackowiak wears the tulle heavy, hole laden collection of Viktor & Rolf for the cover story of Dazed & Confused’s February edition.
Shot by Josh Olins and styled by Katie Shillingford, the studio layout highlights the awe-inspiring gowns of the Dutch duo with the cleverly titled,
“The Amsterdam Chainsaw Massacre”.

//Waiting for Tim Burton's upcoming Alice in Wonderland. Again!

Curiouser and Curiouser
Beyond nonsense verse and coming-of-age fables, Lewis Carroll's true passion was photographing moody young beauties. Olivier Theyskens, in the guise of Carroll, captures model Natalia Vodianova as Alice Liddell.
Down the Rabbit Hole
Faster, faster, faster she fell! Chasing Tom Ford's White Rabbit, our Alice disappears down the never-ending dark passage.
Drink Me
How was Alice to know the innocent little bottle would make her grow to such a size? As Helmut Lang watched from the wall, she curled her legs up and hoped the designer's organza minidress wouldn't be crushed by her startling height.
Advice from a Caterpillar
Clad in Marc Jacobs's ruffled chiffon minidress, Alice found herself engaged in an infuriatingly roundabout conversation with a mushroom-dweller. Where am I? she wondered...and how have I gotten here?
Pig & Pepper
It was a queer-shaped little creature, and held out its arms and legs in all directions, “just like a starfish.”
The Cheshire Cat
“Would you tell me, please, which way I ought to go from here?” Alice asked sweetly of the cat with a grin as devilish as anything she had ever seen. “ That depends a good deal on where you want to get to,” replied our Cat, Jean Paul Gaultier.
Tweedledum and Tweedledee
“If you think we're alive, you ought to speak,” said the one marked DEE. Alice, in a Viktor & Rolf multilayered silk dress, stared as the Tweedle duo spouted nonsensical tongue twisters.
The Mad Tea Party
“No room!” The March Hare and Mad Hatter shouted. “No room!” But Alice plunked down, desperate for some biscuits after a long day of living backward. Christian Lacroix Haute Couture dress with painted and sculpted mink dickey over a lace top and frilled lamé skirt.
Who Stole the Tarts?
“My name is Alice, so please Your Majesty,” the young girl, draped in Dior Couture, said softly. “ You make me giddy!” screamed the Queen.
The Mock Turtle's Story
“What is his sorrow?” Alice, in Atelier Versace, asked the Gryphon. “Once,” sighed the Mock Turtle, “ I was a real turtle.”
Through the Looking Glass
Wrapped in ocean-blue Balenciaga couture, Alice perched on the mantel, longing to escape into the shadow world, as her black kitty purred nearby.

Vogue December 2003
In this story: Photo: Annie Leibovitz, fashion editor: Grace Coddington

2.04.2010

La mia Londra e i bamboccioni

Beppe Severgnini


Mezz’ora in tondo sopra l’aeroporto, bagagli veloci, trasporti cervellotici, cassiere lente, teatri strapieni (Enron, wow!), calciatori priapici (Chelsea, urca!), gabbiani eccitati, poltrone sensuali, inverni pavidi senza neppure il coraggio del gelo: che bello tornare a Londra.
Sono qui per festeggiare la 100° Pizza Italians (venerdì) e i vent’anni del mio primo libro, Inglesi (ieri sera e stasera). Sentirsi un reduce è il sogno segreto di ogni italiano, e non faccio eccezione. Anzi: sono felice di provare questa sensazione a cinquant’anni, davanti ad almeno altrettanti ascoltatori. Poi gli anni aumentano e gli ascoltatori diminuiscono; anzi, tendono a darsi alla fuga. Perciò è bene muoversi per tempo. Londra è la città al mondo, dopo Crema, in cui ho vissuto più a lungo; e tra le due, come sapete, c’è differenza. Sono arrivato per Il Giornale di Montanelli, avevo 27 anni. Dividevo la casa con una scultrice inglese e un riparatore di tappeti egiziano, immerso in fumi sospetti fin dal mattino. Vivevo a Rudloe Road, Clapham South, stessa strada del cantante Bob Geldof. Ogni tanto lo vedevo passare: era l’unico più spettinato di me. Quando l’ambasciatore Bottai ha invitato in residenza a Grosvenor Square i corrispondenti dei giornali italiani, sulla porta mi hanno guardato male: dove hai trovato questo invito? Dov’è tuo padre?
L’anno dopo mi sono trasferito in un seminterrato a Notting Hill. Era il 1985, quattordici anni prima del film omonimo. Un giorno ho scoperto d’abitare nell’ultima dimora conosciuta di Jimi Hendrix (20, Lansdowne Crescent W11): un destino rock di cui andavo orgoglioso. Quando i miei sono venuti a trovarmi, per poco mia madre non scoppia in lacrime: «Mio figlio vive in un sottoscala!». Mamma, le spiegavo: non è un sottoscala, è un basement. Ma lei vedeva la spazzatura davanti alla porta, e non era convinta. Mi sono abituato in fretta alla situazione, e ho cominciato addirittura ad apprezzarla. Quando vedevo molti sacchetti di plastica con l'insegna del vicino supermarket, sapevo che di sopra ci sarebbe stato un party. Quando trovavo molte bottiglie vuote, sapevo che c'era stato un party. Non ero mai invitato, ma mi sentivo parte della famiglia. La posizione interrata mi permetteva di studiare altre strabilianti abitudini inglesi, oltre al vizio diffuso di scolare tutto quello che c’era in casa, con l’eccezione del liquido per i piatti (che non risciacquavano). Perché le ragazze, d’inverno, non portavano le calze? Non avevano freddo? Certo che ce l’avevano. Lo dimostravano le gambe blu, peraltro intonate al rosso delle scarpe e al bianco delle caviglie: una combinazione patriottica, ma poco estetica. Forse pensavano d’essere sexy? Impossibile: gli Avatar erano ancora là da venire. So che in Italia, in questi giorni, si parla molto di bamboccioni, e qualcuno li difende, sostenendo che sono un simbolo dell’astuzia e della praticità italiana (vivere vezzeggiati fino a quarant’anni!). Io dico: mamme e papà, cacciateli di casa. Non domani: stasera. Altrimenti li derubate di ricordi come i miei.

2.01.2010

//Vanity Girls

Annie Leibovitz photographs nine rising stars in Hollywood, for the next Vanity Fair's USA Issue.

How many of them can you identify?
(left to right) Abbie Cornish (back), 27; Kristen Stewart, 19; Carey Mulligan, 24; Amanda Seyfried, 24; Rebecca Hall, 27; Mia Wasikowska, 20; Emma Stone, 21;
Evan Rachel Wood, 24; Anna Kendrick, 24.

1.31.2010

//Can't wait for Tim Burton's Alice in Wonderland...

Photos by Tim Walker for Harper's Bazaar

Have you seen the Tim Burton fashion story in the past october Harper's Bazaar issue?
 It was shot by Tim Walker, one of my all-time favourite photographers, and it perfectly captures the creepy/magical spirit of Burton's films.

tea-mania

1.27.2010

27 Gennaio - Giornata della Memoria


Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che tovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:


Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
- Primo Levi-

1.17.2010

Io l'ho sempre pensato...comunque anche l'attività fisica aiuta :-D

Studio svedese
La cultura fa bene al cuore
Chi ha trascorso almeno 8 anni tra i banchi di scuola ha meno probabilità di avere un infarto più in là negli anni


MILANO – Studiare fa bene al cuore. Chi ha trascorso più di 8 anni tra i banchi di scuola corre un minor rischio di infarto . Il nesso può sembrare bizzarro, in realtà è il risultato di un ampio studio, pubblicato sulla rivista Heart che ha messo a confronto, in 52 Stati, circa 12mila infartuati e 14 mila persone in buona salute. Finora sapevamo che un giro vita abbondante, poca attività fisica, troppe sigarette, mangiare poca frutta e verdura possono mettere a dura prova la salute del nostro cuore. Diversi studi nei Paesi occidentali hanno poi evidenziato un legame tra più elevato status socioeconomico e minor rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, non era ancora del tutto chiaro se i diversi indicatori utilizzati per individuare le condizioni socioeconomiche, come per esempio istruzione, reddito familiare, tipo di lavoro svolto, fossero ugualmente importanti. Inoltre, si sapeva poco su come lo status socioeconomico agisca sul rischio cardiovascolare nei Paesi in via di sviluppo.

NUOVO STUDIO – Ora, un gruppo di ricercatori svedesi ha scoperto che è l’istruzione, indipendentemente dall reddito familiare, dal lavoro svolto o dai beni posseduti, è associata direttamente col rischio di un attacco di cuore. In particolare, spiega una delle autrici della ricerca, Annika Rosengren, cardiologa del Sahlgrenska University Hospital di Goteborg: «Un livello di istruzione, uguale o inferiore a 8 anni di scuola, può significare un maggior rischio di avere un infarto, circa il 30% in più rispetto a chi è più istruito. La correlazione è più marcata nei paesi ricchi, ma evidente anche nei Paesi meno sviluppati». I motivi? « Sarà necessario approfondirli; probabilmente sono dovuti alla migliore conoscenza dei fattori di rischio e quindi a una migliore prevenzione», afferma Rosengren. Secondo lo studio, infatti, più alte percentuali di obesità addominale e cattive abitudini come fumo, poca attività fisica, scarso consumo di frutta e verdura, spiegano circa la metà del rischio connesso a bassi livelli di istruzione.

UN ALTRO TASSELLO - «Non c’è dubbio che chi è più istruito conosca meglio i fattori che mettono a rischio il cuore – conferma il professor Filippo Crea, direttore del dipartimento di malattie cardiovascolari del Policlinico universitario “Agostino Gemelli” di Roma -. La prevenzione è la migliore arma contro le malattie cardiovascolari. Tenere sotto controllo peso, colesterolo, pressione, diabete, non fumare, fare attività fisica e mangiare frutta e verdura già da piccoli, aiuta a ridurre nettamente le malattie cardiovascolari. Non possiamo dimenticare i risultati soddisfacenti che abbiamo ottenuto finora – continua il cardiologo -, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Per esempio, basta un calo di attenzione sul fumo e i ragazzi riprendono in mano le sigarette».

PROSPETTIVE - «Per ora i risultati suggeriscono che «migliorare i livelli di istruzione nelle nazioni in via di sviluppo potrebbe essere una valida contromossa per contenere la rapida diffusione di malattie cardiovascolari anche in quei Paesi», conclude Rosengren. «In Cina – fa notare Crea – fino a 15 anni fa non c’erano bambini grassi. Oggi l’obesità infantile è diventata un’epidemia, che mette seriamente a rischio il cuore. Per questo è necessario fin dai banchi di scuola apprendere sane abitudini, come corretta alimentazione, niente sigarette e regolare esercizio fisico».

Maria Giovanna Faiella
17 gennaio 2010

1.10.2010

//Graphic Emotions

The kind of graphic that let me feel good!
© Prologue

//End Title mania

I am one of the millions of people who caught Sherlock Holmes over the holidays, and I found the movie great, not only for actors, dialogues and locations, but also for the graphic look.
Prologue studio lent its hand to the project for the main on end credits, opening logo sequence and for the newspaper transitions throughout the film. The main on end sequence kept me in my seat, if only for the elegant interplay of calligraphy and freeze-framed illustrations. For all their elements in the film, Prologue’s art direction was a subtle blend of Victorian references and contemporary design.


Prologue have also worked for Across the Universe graphic look.
It is just GREAT.
Have a look to the End Title: